MISSIONE CANCRO

Non voglio essere tra quelli che saranno lì a verificare le statistiche dicendo: visto che avevamo ragione!

Perché finirà così, ce ne sono le avvisaglie.

La Valle d’Aosta è di fatto al primo posto in Italia per tasso di mortalità da cancro. I dati sono stati stimati dal Reparto Epidemiologia dei Tumori del Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e sono riferiti al 2008.

Alla faccia della qualità dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo.

E questa è la patria dell’aria pura, che andiamo vendendo ai turisti gonzi che vengono a trascorrere le loro vacanze per allontanarsi finalmente dalle loro città dove l’aria è irrespirabile ”mentre lì da voi, che bello, c’è il Monte Bianco, aria pura…”

Aria pura?

Se questi sono i dati del 2008 proviamo a immaginare come sarà la nostra aria fra tre o quattro anni quando il pirogassificatore sarà in funzione e vedremo, senza sapere come mai, che non solo continueremo ad essere in testa alle classifiche di mortalità, ma il distacco con le altre regioni tenderà ad aumentare, sempre di più.

E ci si chiederà come mai. E verranno chiamati degli esperti. E naturalmente non ci saranno risposte ufficiali.

Rifiuti Zero ha pubblicato alcune riflessioni dell’ing. Meneghini che riporto in sintesi:

Con costosi e complicati accorgimenti tecnici (pirogassificazione) la tecnologia moderna è riuscita a rendere il fumo invisibile e privo di odore, ma sempre e comunque con i trattamenti a caldo i rifiuti si trasformano in fumo e cenere. Il 90% del volume dei rifiuti non svanisce, come sostiene l’assessore Zublena, molto più prosaicamente si trasferisce subdolamente nell’aria. Se non ce li respiriamo subito ce li mangiamo poi con calma, poco a poco con l’insalata del nostro orto o nel latte delle pregiate mucche valdostane.”

E ancora:

” Il trucco di tutti gli inceneritori sta nel rendere il fumo incolore ed inodore e nel cercare di diluirlo in una grande massa d’aria su un’ area il più estesa possibile. Come dice il proverbio ”Mal comune mezzo gaudio”. Con questi semplici accorgimenti gli effetti nocivi degli inceneritori in generale e del pirogassificatore in particolare compariranno a molti anni di distanza ed interesseranno un numero percentualmente ridotto di persone (le più deboli e/o esposte o predisposte) distribuite su un vasto territorio rendendo praticamente impossibile distinguerli da quelli di altri agenti inquinanti (traffico, riscaldamenti, fumi industriali,radioattività ecc.).Il numero delle malattie respiratorie e dei tumori aumenterà senza che sia possibile individuare quelli prodotti in tutto o in parte dal pirogassificatore.”

Mi fermo qui

Non so se la visione di chi ha scritto queste righe sia eccessivamente pessimista, ma il quadro dipinto mi fa dire che una scelta di questo tipo che rischia di mettere in gioco la salute di intere generazioni a venire va meditata.

Esistono soluzioni alternative, meno costose e prive di rischi per la salute umana.

Voi cosa fareste?

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PRONTI, ATTENTI…VIA

E allora faccio l’elenco dei primi argomenti che mi frullano per la testa.

Ho molto da fare, mille progetti da realizzare, ho scommesso con me stesso che avrei partecipato alla Marcia Gran Paradiso e allora devo allenarmi (per sopravvivere, non per vincere), il lavoro mi impegna molto, ho molti amici con i quali condividere cene e gite, una vita piena ma…

Mi fermo a riflettere. C’è che mi lascia insoddisfatto, in fondo, il fatto di  non riuscire a calare tutto ciò che ho descritto in un mondo giusto. E sento che non posso sottrarmi dall’obbligo morale di cercare di cambiare questo mondo.

Se è un mondo con delle regole, queste vanno rispettate. Da tutti. Se no è anarchia e potrebbe starmi anche bene, ma a condizione che sia anarchia per tutti.

Riguardo rapidamente indietro le varie battaglie che ho affrontato da queste pagine: l’ineleggibilità di alcuni consiglieri regionali, l’addio alla militanza in un partito politico, il problema dei rifiuti in Valle d’Aosta, il voto di scambio, la gestione del precariato, l’IN.VA., i rapporti tra controllati e controllori, la trasparenza amministrativa, il federalismo fiscale, la mafia chez-nous, l’aeroporto…

E molti altri ancora. Basta leggere sul blog, è rimasto tutto lì.

Ora si aggiungerebbero temi di approfondimento per cercare di continuare l’opera di denuncia e divulgazione che questo blog vorrebbe continuare a fare nella speranza che più valdostani alzino la testa. Mi viene in mente per primo il parcheggio dell’ospedale, con i suoi risvolti poco chiari, il ben più grave appalto del pirogassificatore (perché oltre ai soldi fumati viene coinvolta anche la salute delle generazioni a venire), il decreto salva precari, i nuovi carrozzoni appena creati dalla Regione, il piano-casa. Solo alcuni spunti.

Allora una premessa.

Ci siamo resi tutti conto che non viviamo che in un regime di democrazia apparente: una maggioranza sembra riuscire a controllare con la gestione del sistema il voto popolare, blocca con le sue leggi la possibilità effettiva di espressione della gente (quorum per i referendum) e non esiste di fatto una opposizione politica.

Per cambiare bisogna scardinare il sistema: maggioranza ed opposizione sono due facce di una stessa medaglia che non hanno rispettivamente la volontà o la possibilità si cambiare lo stato delle cose.

Ci proveremo da fuori, visto che il Palazzo è degli Intoccabili.

Forza ragazzi, amici, cittadini. Non cerco aiuto in chi medita vendette. Non c’è nulla di cui vendicarsi, solo abitudini da cambiare e nuovi pensieri per il futuro.

Riprenderò gli argomenti trattati uno ad uno e ne affronterò di nuovi.

Questa è una vetrina aperta.

Chi vuole scriva.

Dai prossimi giorni incominceremo con…ci penserò, se a qualcuno viene in mente una prima proposta, me lo scriva. Purtroppo c’è solo l’imbarazzo della scelta.

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WOW

Wow.

Non so da dove incominciare.

In questi due anni di assenza dal blog mi sono un po’ arrugginito.

Ma credo sia come con la bicicletta. E con lo sci.

Puoi smettere per un po’, magari per anni, ma il giorno in cui decidi di ricominciare bastano quattro pedalate, una curvetta a spazzaneve per farti riprendere confidenza e via!

Tutto come prima.

Anche qui è tutto come prima, in Valle d’Aosta intendo, anzi forse un poco peggio di prima.

Un amico lontano dalla Valle da vent’anni mi chiede cos’è cambiato, chi governa oggi: controllo rapidamente e gli dico il nome dell’allora nostro Presidente. Lo stesso di oggi.

”Ma allora non è cambiato niente?”.

No caro amico, è cambiato tutto.

Ed è per questo che vorrei scriverti una lettera, dove raccontare con gli occhi di chi c’è stato come è diventato questo nostro mondo nel quale siamo stati chiamati dal caso a vivere.

Il migliore dei mondi possibili, certo, se rapportato ai luoghi dei terremoti, delle guerre civili, delle barbarie e dell’apartheid.

Ma anche qui non si scherza.

Prova a pensare ad un mondo nel quale le coscienze si sono atrofizzate, il sistema controlla i gangli vitali dell’economia e dello sviluppo, decide dei destini sulla base di tessere elettorali o di interessi personali.

Immagina di avere a che fare con persone che hanno paura di parlare per timore dei delatori.

O di grandi gruppi economici para-pubblici (qui quello che non è pubblico è para-pubblico, escamotage per dare lavoro senza fare concorsi) retti da persone che non sanno quello che stanno facendo.

Pescate dal cappello del Grande Dispensatore di posti di lavoro che batte cassa ogni cinque anni.

Siamo dei miracolati caro amico mio, se ancora sopravviviamo.

Il pensiero unico ha tutto uniformato e sono quasi scomparse le voci di chi osa obiettare, contrastare, indignarsi (termine scomparso dal vocabolario patois-italiano e sconosciuto alle nuove generazioni).

Ed io sono qui, amico mio, a chiedermi cosa ci sto a fare in un posto in cui la cultura è rappresentazione del potere, pagata, organizzata, decisa a tavolino. Un luogo dove gli intellettuali hanno abdicato, dove le arti sono al soldo di chi paga le mostre ed i concerti, dove il potere è una caricatura di se stesso e non se ne rende conto.

Ma non se ne rende conto neppure il popolo che lo vota, lo sceglie, talora lo adora, un popolo che ha bisogno di questo tipo di potere che premia, umilia, mantiene, soccorre, punisce.

Diventando amministratore, giudice, padre e padrone (anche padrino ultimamente).

Ed io sono qui e sento di nuovo formicolarmi dentro il bisogno di non lasciare passare tutto sotto silenzio.

Ho pagato duramente scelte di libertà.

Ho deciso di continuare a farlo. Da solo, da questo angolino sperduto del web.

Magari per strada, chissà, qualcuno deciderà di farmi compagnia.

Tu leggimi ogni tanto.

E chiedi, stupisciti, raccontami di cosa accade lontano da qui.

Anche sognare può servire a vivere.

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Ricomincio da tre

Sì perché qualcosa di buono dovrò pure averlo fatto nella vita.

E non lo voglio buttare via.

Avevo iniziato a scrivere questo blog, qualche tempo fa.

Poi un lungo periodo di assenza dallo scrivere.

Rigetto dalla parola, bisogno di costruire qualcosa di concreto oltre la vacuità della parola, data in pasto alla politica.

Una politica che spesso finisce con il parlare solo con se stessa, con autocompiacimento.

 

Ho riletto alcune delle pagine che avevo scritto in quel passato non così remoto.

Le ho sentite nuove e vere.

Come se fossero state scritte da un altro.

La verità delle parole stava nella libertà che esprimevano, nella mancanza di auto-censura, in una sorta di necessità che si sentiva uscire, come un grido.

C’era stupore, rabbia, forse un po’ di esaltazione. Chissà.

Ma non c’era paura.

 

Sono passati due anni da quando ho smesso di scrivere e di raccontare quello che i miei occhi vedevano, quello che vibrava dentro di me e non mi lasciava dormire.

Non basta chiudere gli occhi per non vedere.

Ed ho continuato a vedere.

Ho molte storie dentro di me da raccontare e vorrei ricominciare a farlo.

 

Senza dimenticare quello che è stato.

 

‘Da zero.’

‘Ah?’
‘Da zero, ricomincio da zero!’

‘Nossignore, ricomincio da… Cioè… tre cose mi sono riuscite nella vita,, perché devo perdere pure quelle?  Devo  ricominciare  da zero? Da tre!’

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Oltre le nuvole

Ho ricominciato a riflettere.
Forse non avevo mai smesso.
Ho ricominciato a comunicare.
Lo farò da un nuovo blog al quale invito chi leggerà questo post ad entrare e, se ne avrà voglia, scrivere.
Perché il confronto lo richiede.
Per continuare a crescere e lottare.

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Nero



a volte non vedi prospettive
aspetti da altri un segnale che non potranno mai dare
non capisci il senso del tuo agitarti
ti sfugge il punto del tuo equilibrio

chiude il mio forum
in attesa di una nuova ragione per combattere

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I migliori

O meglio le forze migliori.

Non c’è progetto, non c’è speranza.

Mi guardo intorno e non vedo, l’ho già scritto e mi ripeto, nessuna via d’uscita tradizionale per la nostra piccola realtà di confine negli uomini che ci stanno governando.

Politici dall’orizzonte breve, che si ferma al giardino della propria casa.

A volte arriva fino al muro di cinta del cugino o dell’amico.

Mai oltre.

Da loro, da tutti loro, non abbiamo da aspettarci nulla di diverso da quanto hanno fatto finora.

Non un colpo d’ala, un sussulto, una visione, l’evocazione di una possibile nuova via da percorrere a costo di sacrifici e perdite umane per un futuro migliore.

Solo disegni di legge sostanzialmente inutili, provvedimenti tampone, interpellanze e mozioni che non cambiano niente.

Il solito valzer che fa girare con il suo ritmo la stanca vita di 100.000 privilegiati mentre il mondo intorno vacilla sotto il peso degli inganni dell’economia drogata dalla politica.

Sono lontani i sussulti.

Guardo le belle case costruite con i soldo piovuti da un cielo romano disattento.

Guardo le valli che si sono salvate per miracolo, anche se non tutte, dagli attacchi della speculazione edilizia.

Guardo la gente intorno a me.

Non mi ritrovo negli occhi, nelle parole, nei desideri.

Scorre lontano il mio desiderio.

Ho deciso di combattere una battaglia indipendente, romantica e certamente troppo personale per poter trovare comprensione e condivisione sulla mia strada.

Non importa.

Mi tornano in mente alcune parole di una canzone di qualche anno fa.

Sulla necessità della battaglia e sulla scarsa importanza assoluta del risultato.

L’importante è combattere.

Continuare a combattere senza la paura di perdere e addirittura con il timore di riuscire a vincere.

Come se una vittoria potesse ”servire a qualcuno”.

In questo mi trovo idealmente vicino ai venditori di sogni, ai donchisciotte, agli eterni sconfitti.

E in questo momento provo a pensare al superamento della crisi, che abbraccia i piccoli passi che Graziano ci regala con le sue riflessioni e si spinge ad immaginare il superamento di una democrazia drogata dai rapporti tra politica e mondo economico che hanno condannato la nostra crescita.

Immagino le forze migliori della nostra realtà alzarsi e scendere in piazza.

Immagino i ragazzi che possano finalmente liberare con la potenza dei loro sogni compressi in byte zippati la forza della loro immaginazione, fatta di luci ed ombre, di colori e suoni.

Immagino i politici di lungo corso lasciare i seggi, ai quali sono aggrappati, alle persone di buon senso che vedono la strada con occhi limpidi. Perché la strada c’è, chiunque potrebbe vederla al di là del proprio interesse personale.

Immagino la nostra regione spazzata dai venti di cambiamento che non passino dalle aule di un tribunale, ma dal passa-parola della gente, dall’acquisizione di una consapevolezza naturale da parte di un popolo in cammino verso il proprio futuro.

Immagino artisti, poeti, liberi pensatori raccontare quello che vedono e sentono. Basterebbe.

La via del cambiamento è lì, davanti a noi.

Una via facile da imboccare ma difficilissima da scegliere.

I migliori tra noi dovrebbero sentirlo e dare l’esempio.

Tutto il resto è discesa.

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L’accelerazione del tempo

 

Non so come sarà

La mia Valle domani

Tutto cambia così velocemente

Da non lasciarci il tempo di fare progetti

Perché appena pensati vengono spazzati da un’accelerazione superiore alla nostra capacità di adattarci

Le notizie e le leggi spazzano il nostro giorno

Restiamo a guardarle senza capire

Persone nuove occupano spazi intorno a noi

Non abbiamo parole per capire il senso del loro agire

E ci mettiamo in difesa dei nostri presunti diritti

Alziamo barriere di comunicazione

Cerchiamo di salvare il nostro orto neppure troppo sudato

Dal passaggio di presunti occupanti

Cerchiamo difesa

Cerchiamo un punto di aggrappo, una ragione, un diritto

Per non essere spazzati

Ma gli eventi incalzano

Le decisioni vanno prese

Solo non siamo pronti al grande salto

E rimaniamo a guardare

Demandiamo scelte a chi non è in grado di cogliere

La gravità dell’ora

L’egoismo dell’autonomia di comodo prevale

Sulle ragioni di una solidarietà necessaria

Le scelte sono pesate con la bilancia di chi pensa al suo domani

Non c’è domani se non un domani per tutti

E’ questo il nostro destino

Anche se velato di malinconia per un passato che non sarà più

Solo uno sforzo collettivo

Senza vincitori né vinti

Darà il senso ed un futuro

Ad un fazzoletto di monti

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Si volta pagina

Ogni tanto, nella vita, può far bene dare uno scrollone ai fardelli che si stanno portando.

Perché non diventino troppo pesanti.

Perché non ti schiantino a terra sotto pesi non più sopportabili.

I pesi sono quelli dell’abitudine, della routine, del quotidiano…

Così, a fine anno, dopo 25 anni e oltre di servizio spero onorato lascerò la professione che mi ha accompagnato dal momento della laurea, scandendo le miei giornate, i mesi e gli anni.

Una compagna fedele anche se  non sempre comoda né facile da gestire.

Non farò più l’ingegnere, in somma.

Potrei parlare di un pre-pensionamento, di un periodo sabbatico a tempo indeterminato, ma mi piace di più pensare di stare voltando pagina.

Di riporre il libro che ho scritto fino ad oggi ed iniziare a scriverne un altro.

Senza canovaccio, un libro nuovo da scrivere a braccio.

Certo non sarà possibile la cesura totale con i lavori in corso, che si esauriranno man mano.

Ma la via del cambiamento è tracciata.

Un po’ di incertezza, naturalmente, forse qualche paura non data a vedere.

Si incomincia una nuova avventura verso orizzonti sconosciuti, per potersi misurare, per poter mettere alla prova le proprie capacità di adattamento, la flessibilità, la voglia di misurarsi.

Non nel campo in cui ti senti più forte.

Lì è sempre facile vincere.

Ma in campi nuovi, dove devi incominciare da capo e trovare la tua dimensione, il tuo spazio.

Dove puoi di nuovo illuderti di essere tu a battere la traccia, al di fuori degli schemi e dei condizionamenti.

Mi piacerebbe percorrere ancora un po’ la via della politica, lo ammetto.

Quel mondo mi ha deluso e ferito ma forse per questo sarebbe giusto rivisitarlo.

Anche se nessuno, in quel mondo, sente il bisogno di cambiamenti reali e profondi che potrebbero portare verso crisi che non ci si sente di affrontare.

Politiche e personali.

Forse farò ancora una capatina in quelle lande, per portare qualche idea, un po’ delle forze che mi sono rimaste ed un briciolo di utopia.

Ma se vi tornerò sarà con la pelle già bruciacchiata, con una idealità strattonata dai maratoneti della politica, dai viaggiatori di lungo corso, quelli prudenti ed accomodanti, quelli che non litigano con nessuno perchènonsisamai…

Tornerò per portare un’idea di cambiamento che non c’è stata perché non sono stato capace di farla sentire una necessità o forse perché sono stato troppo prudente anch’io.

Chissà.

O forse sarà un altro il mio campo di sfida e di battaglia, dove non hai bisogno per forza del consenso degli altri per andare avanti.

Dove fai le cose perché senti che è così.

Dove non cerchi di dare un futuro diverso a chi non te lo ha chiesto.

Con queste poche righe ho iniziato il mio nuovo libro.

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Le strade del cambiamento

Le strade del cambiamento non hanno colore

Sono tracciate nella mente e nel cuore della gente

Soprattutto nel cuore

Le strade del cambiamento sanno di rinunce e battaglie

Sono state tracciate da uomini e donne di altro tempo sul disegno di un bambino

Le strade del cambiamento non passano per le segreterie di un partito

Tra la polvere degli atti giudiziari

In un incidente di percorso

Negli accordi segreti di persone senza scrupolo

Disposte a vendere ideali al miglior offerente

Le strade del cambiamento fanno paura

Non si sa bene cosa ci possa attendere là, in fondo, dietro quella curva

Un salto nel buio

Volti nuovi inesperti

Ragazzi dai capelli un po’ lunghi, un po’ troppo

No, non si può fare

Bisogna essere PRUDENTI

La prudenza, virtù dei rinunciatari e delle classi politiche in carriera e senza una fine

Dei padri che trasmettono ai figli e ai nipoti il diritto acquisito di governare

Dei finti oppositori che sventolano le bandiere della convenienza

Pronti al salto

Sempre

La prudenza che chiude la vita in una spirale senza gioia

Che non fa provare il brivido del salto

Che non dà emozioni

Le strade del cambiamento non hanno luogo nei cuori di chi non ha cuore

Non ce l’avranno mai

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