Voglio una Valle diversa. Aiutiamoci a cambiarla!
Voglio una Valle diversa. Aiutiamoci a cambiarla!

Oltre le nuvole

Inviato il Mar. 15, 2009 alle 18:00



Ho ricominciato a riflettere.
Forse non avevo mai smesso.
Ho ricominciato a comunicare.
Lo farò da un nuovo blog al quale invito chi leggerà questo post ad entrare e, se ne avrà voglia, scrivere.
Perché il confronto lo richiede.
Per continuare a crescere e lottare.

http://paololouvin.blogspot.com/

OLTRE LE NUVOLE

Nero

Inviato il Dec. 24, 2008 alle 14:54


a volte non vedi prospettive
aspetti da altri un segnale che non potranno mai dare
non capisci il senso del tuo agitarti
ti sfugge il punto del tuo equilibrio

chiude il mio forum
in attesa di una nuova ragione per combattere

I migliori

Inviato il Dec. 20, 2008 alle 15:25



O meglio le forze migliori.

Non c’è progetto, non c’è speranza.

Mi guardo intorno e non vedo, l’ho già scritto e mi ripeto, nessuna via d’uscita tradizionale per la nostra piccola realtà di confine negli uomini che ci stanno governando.

Politici dall’orizzonte breve, che si ferma al giardino della propria casa.

A volte arriva fino al muro di cinta del cugino o dell’amico.

Mai oltre.

Da loro, da tutti loro, non abbiamo da aspettarci nulla di diverso da quanto hanno fatto finora.

Non un colpo d’ala, un sussulto, una visione, l’evocazione di una possibile nuova via da percorrere a costo di sacrifici e perdite umane per un futuro migliore.

Solo disegni di legge sostanzialmente inutili, provvedimenti tampone, interpellanze e mozioni che non cambiano niente.

Il solito valzer che fa girare con il suo ritmo la stanca vita di 100.000 privilegiati mentre il mondo intorno vacilla sotto il peso degli inganni dell’economia drogata dalla politica.

Sono lontani i sussulti.

Guardo le belle case costruite con i soldo piovuti da un cielo romano disattento.

Guardo le valli che si sono salvate per miracolo, anche se non tutte, dagli attacchi della speculazione edilizia.

Guardo la gente intorno a me.

Non mi ritrovo negli occhi, nelle parole, nei desideri.

Scorre lontano il mio desiderio.

Ho deciso di combattere una battaglia indipendente, romantica e certamente troppo personale per poter trovare comprensione e condivisione sulla mia strada.

Non importa.

Mi tornano in mente alcune parole di una canzone di qualche anno fa.

Sulla necessità della battaglia e sulla scarsa importanza assoluta del risultato.

L’importante è combattere.

Continuare a combattere senza la paura di perdere e addirittura con il timore di riuscire a vincere.

Come se una vittoria potesse “servire a qualcuno”.

In questo mi trovo idealmente vicino ai venditori di sogni, ai donchisciotte, agli eterni sconfitti.

E in questo momento provo a pensare al superamento della crisi, che abbraccia i piccoli passi che Graziano ci regala con le sue riflessioni e si spinge ad immaginare il superamento di una democrazia drogata dai rapporti tra politica e mondo economico che hanno condannato la nostra crescita.

Immagino le forze migliori della nostra realtà alzarsi e scendere in piazza.

Immagino i ragazzi che possano finalmente liberare con la potenza dei loro sogni compressi in byte zippati la forza della loro immaginazione, fatta di luci ed ombre, di colori e suoni.

Immagino i politici di lungo corso lasciare i seggi, ai quali sono aggrappati, alle persone di buon senso che vedono la strada con occhi limpidi. Perché la strada c’è, chiunque potrebbe vederla al di là del proprio interesse personale.

Immagino la nostra regione spazzata dai venti di cambiamento che non passino dalle aule di un tribunale, ma dal passa-parola della gente, dall’acquisizione di una consapevolezza naturale da parte di un popolo in cammino verso il proprio futuro.

Immagino artisti, poeti, liberi pensatori raccontare quello che vedono e sentono. Basterebbe.

La via del cambiamento è lì, davanti a noi.

Una via facile da imboccare ma difficilissima da scegliere.

I migliori tra noi dovrebbero sentirlo e dare l’esempio.

Tutto il resto è discesa.

L'accelerazione del tempo

Inviato il Dec. 14, 2008 alle 22:48

 

Non so come sarà

La mia Valle domani

Tutto cambia così velocemente

Da non lasciarci il tempo di fare progetti

Perché appena pensati vengono spazzati da un’accelerazione superiore alla nostra capacità di adattarci

Le notizie e le leggi spazzano il nostro giorno

Restiamo a guardarle senza capire

Persone nuove occupano spazi intorno a noi

Non abbiamo parole per capire il senso del loro agire

E ci mettiamo in difesa dei nostri presunti diritti

Alziamo barriere di comunicazione

Cerchiamo di salvare il nostro orto neppure troppo sudato

Dal passaggio di presunti occupanti

Cerchiamo difesa

Cerchiamo un punto di aggrappo, una ragione, un diritto

Per non essere spazzati

Ma gli eventi incalzano

Le decisioni vanno prese

Solo non siamo pronti al grande salto

E rimaniamo a guardare

Demandiamo scelte a chi non è in grado di cogliere

La gravità dell’ora

L’egoismo dell’autonomia di comodo prevale

Sulle ragioni di una solidarietà necessaria

Le scelte sono pesate con la bilancia di chi pensa al suo domani

Non c’è domani se non un domani per tutti

E’ questo il nostro destino

Anche se velato di malinconia per un passato che non sarà più

Solo uno sforzo collettivo

Senza vincitori né vinti

Darà il senso ed un futuro

Ad un fazzoletto di monti

Si volta pagina

Inviato il Dec. 10, 2008 alle 12:48



Ogni tanto, nella vita, può far bene dare uno scrollone ai fardelli che si stanno portando.

Perché non diventino troppo pesanti.

Perché non ti schiantino a terra sotto pesi non più sopportabili.

I pesi sono quelli dell’abitudine, della routine, del quotidiano…

Così, a fine anno, dopo 25 anni e oltre di servizio spero onorato lascerò la professione che mi ha accompagnato dal momento della laurea, scandendo le miei giornate, i mesi e gli anni.

Una compagna fedele anche se  non sempre comoda né facile da gestire.

Non farò più l’ingegnere, in somma.

Potrei parlare di un pre-pensionamento, di un periodo sabbatico a tempo indeterminato, ma mi piace di più pensare di stare voltando pagina.

Di riporre il libro che ho scritto fino ad oggi ed iniziare a scriverne un altro.

Senza canovaccio, un libro nuovo da scrivere a braccio.

Certo non sarà possibile la cesura totale con i lavori in corso, che si esauriranno man mano.

Ma la via del cambiamento è tracciata.

Un po’ di incertezza, naturalmente, forse qualche paura non data a vedere.

Si incomincia una nuova avventura verso orizzonti sconosciuti, per potersi misurare, per poter mettere alla prova le proprie capacità di adattamento, la flessibilità, la voglia di misurarsi.

Non nel campo in cui ti senti più forte.

Lì è sempre facile vincere.

Ma in campi nuovi, dove devi incominciare da capo e trovare la tua dimensione, il tuo spazio.

Dove puoi di nuovo illuderti di essere tu a battere la traccia, al di fuori degli schemi e dei condizionamenti.

Mi piacerebbe percorrere ancora un po’ la via della politica, lo ammetto.

Quel mondo mi ha deluso e ferito ma forse per questo sarebbe giusto rivisitarlo.

Anche se nessuno, in quel mondo, sente il bisogno di cambiamenti reali e profondi che potrebbero portare verso crisi che non ci si sente di affrontare.

Politiche e personali.

Forse farò ancora una capatina in quelle lande, per portare qualche idea, un po’ delle forze che mi sono rimaste ed un briciolo di utopia.

Ma se vi tornerò sarà con la pelle già bruciacchiata, con una idealità strattonata dai maratoneti della politica, dai viaggiatori di lungo corso, quelli prudenti ed accomodanti, quelli che non litigano con nessuno perchènonsisamai…

Tornerò per portare un’idea di cambiamento che non c’è stata perché non sono stato capace di farla sentire una necessità o forse perché sono stato troppo prudente anch’io.

Chissà.

O forse sarà un altro il mio campo di sfida e di battaglia, dove non hai bisogno per forza del consenso degli altri per andare avanti.

Dove fai le cose perché senti che è così.

Dove non cerchi di dare un futuro diverso a chi non te lo ha chiesto.

Con queste poche righe ho iniziato il mio nuovo libro.


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