ho tante cose ancora da raccontare ...
ho tante cose ancora da raccontare ...

MISSIONE CANCRO

Inviato il Jan. 10, 2011 alle 22:30


Non voglio essere tra quelli che saranno lì a verificare le statistiche dicendo: visto che avevamo ragione!

Perché finirà così, ce ne sono le avvisaglie.

La Valle d’Aosta è di fatto al primo posto in Italia per tasso di mortalità da cancro. I dati sono stati stimati dal Reparto Epidemiologia dei Tumori del Centro Nazionale di Epidemiologia Sorveglianza e Promozione della Salute dell’Istituto Superiore di Sanità e sono riferiti al 2008.

Alla faccia della qualità dell’aria che respiriamo e dell’acqua che beviamo.

E questa è la patria dell’aria pura, che andiamo vendendo ai turisti gonzi che vengono a trascorrere le loro vacanze per allontanarsi finalmente dalle loro città dove l’aria è irrespirabile “mentre lì da voi, che bello, c’è il Monte Bianco, aria pura…”

Aria pura?

Se questi sono i dati del 2008 proviamo a immaginare come sarà la nostra aria fra tre o quattro anni quando il pirogassificatore sarà in funzione e vedremo, senza sapere come mai, che non solo continueremo ad essere in testa alle classifiche di mortalità, ma il distacco con le altre regioni tenderà ad aumentare, sempre di più.

E ci si chiederà come mai. E verranno chiamati degli esperti. E naturalmente non ci saranno risposte ufficiali.

Rifiuti Zero ha pubblicato alcune riflessioni dell’ing. Meneghini che riporto in sintesi:

Con costosi e complicati accorgimenti tecnici (pirogassificazione) la tecnologia moderna è riuscita a rendere il fumo invisibile e privo di odore, ma sempre e comunque con i trattamenti a caldo i rifiuti si trasformano in fumo e cenere. Il 90% del volume dei rifiuti non svanisce, come sostiene l’assessore Zublena, molto più prosaicamente si trasferisce subdolamente nell’aria. Se non ce li respiriamo subito ce li mangiamo poi con calma, poco a poco con l’insalata del nostro orto o nel latte delle pregiate mucche valdostane.”

E ancora:

“ Il trucco di tutti gli inceneritori sta nel rendere il fumo incolore ed inodore e nel cercare di diluirlo in una grande massa d’aria su un’ area il più estesa possibile. Come dice il proverbio “Mal comune mezzo gaudio”. Con questi semplici accorgimenti gli effetti nocivi degli inceneritori in generale e del pirogassificatore in particolare compariranno a molti anni di distanza ed interesseranno un numero percentualmente ridotto di persone (le più deboli e/o esposte o predisposte) distribuite su un vasto territorio rendendo praticamente impossibile distinguerli da quelli di altri agenti inquinanti (traffico, riscaldamenti, fumi industriali,radioattività ecc.).Il numero delle malattie respiratorie e dei tumori aumenterà senza che sia possibile individuare quelli prodotti in tutto o in parte dal pirogassificatore.”

Mi fermo qui

Non so se la visione di chi ha scritto queste righe sia eccessivamente pessimista, ma il quadro dipinto mi fa dire che una scelta di questo tipo che rischia di mettere in gioco la salute di intere generazioni a venire va meditata.

Esistono soluzioni alternative, meno costose e prive di rischi per la salute umana.

Voi cosa fareste?

PRONTI, ATTENTI…VIA

Inviato il Jan. 5, 2011 alle 19:09


E allora faccio l’elenco dei primi argomenti che mi frullano per la testa.

Ho molto da fare, mille progetti da realizzare, ho scommesso con me stesso che avrei partecipato alla Marcia Gran Paradiso e allora devo allenarmi (per sopravvivere, non per vincere), il lavoro mi impegna molto, ho molti amici con i quali condividere cene e gite, una vita piena ma…

Mi fermo a riflettere. C’è che mi lascia insoddisfatto, in fondo, il fatto di  non riuscire a calare tutto ciò che ho descritto in un mondo giusto. E sento che non posso sottrarmi dall’obbligo morale di cercare di cambiare questo mondo.

Se è un mondo con delle regole, queste vanno rispettate. Da tutti. Se no è anarchia e potrebbe starmi anche bene, ma a condizione che sia anarchia per tutti.

Riguardo rapidamente indietro le varie battaglie che ho affrontato da queste pagine: l’ineleggibilità di alcuni consiglieri regionali, l’addio alla militanza in un partito politico, il problema dei rifiuti in Valle d’Aosta, il voto di scambio, la gestione del precariato, l’IN.VA., i rapporti tra controllati e controllori, la trasparenza amministrativa, il federalismo fiscale, la mafia chez-nous, l’aeroporto…

E molti altri ancora. Basta leggere sul blog, è rimasto tutto lì.

Ora si aggiungerebbero temi di approfondimento per cercare di continuare l’opera di denuncia e divulgazione che questo blog vorrebbe continuare a fare nella speranza che più valdostani alzino la testa. Mi viene in mente per primo il parcheggio dell’ospedale, con i suoi risvolti poco chiari, il ben più grave appalto del pirogassificatore (perché oltre ai soldi fumati viene coinvolta anche la salute delle generazioni a venire), il decreto salva precari, i nuovi carrozzoni appena creati dalla Regione, il piano-casa. Solo alcuni spunti.

Allora una premessa.

Ci siamo resi tutti conto che non viviamo che in un regime di democrazia apparente: una maggioranza sembra riuscire a controllare con la gestione del sistema il voto popolare, blocca con le sue leggi la possibilità effettiva di espressione della gente (quorum per i referendum) e non esiste di fatto una opposizione politica.

Per cambiare bisogna scardinare il sistema: maggioranza ed opposizione sono due facce di una stessa medaglia che non hanno rispettivamente la volontà o la possibilità si cambiare lo stato delle cose.

Ci proveremo da fuori, visto che il Palazzo è degli Intoccabili.

Forza ragazzi, amici, cittadini. Non cerco aiuto in chi medita vendette. Non c’è nulla di cui vendicarsi, solo abitudini da cambiare e nuovi pensieri per il futuro.

Riprenderò gli argomenti trattati uno ad uno e ne affronterò di nuovi.

Questa è una vetrina aperta.

Chi vuole scriva.

Dai prossimi giorni incominceremo con…ci penserò, se a qualcuno viene in mente una prima proposta, me lo scriva. Purtroppo c’è solo l’imbarazzo della scelta.

WOW

Inviato il Jan. 2, 2011 alle 11:15


Wow.

Non so da dove incominciare.

In questi due anni di assenza dal blog mi sono un po’ arrugginito.

Ma credo sia come con la bicicletta. E con lo sci.

Puoi smettere per un po’, magari per anni, ma il giorno in cui decidi di ricominciare bastano quattro pedalate, una curvetta a spazzaneve per farti riprendere confidenza e via!

Tutto come prima.

Anche qui è tutto come prima, in Valle d’Aosta intendo, anzi forse un poco peggio di prima.

Un amico lontano dalla Valle da vent’anni mi chiede cos’è cambiato, chi governa oggi: controllo rapidamente e gli dico il nome dell’allora nostro Presidente. Lo stesso di oggi.

“Ma allora non è cambiato niente?”.

No caro amico, è cambiato tutto.

Ed è per questo che vorrei scriverti una lettera, dove raccontare con gli occhi di chi c’è stato come è diventato questo nostro mondo nel quale siamo stati chiamati dal caso a vivere.

Il migliore dei mondi possibili, certo, se rapportato ai luoghi dei terremoti, delle guerre civili, delle barbarie e dell’apartheid.

Ma anche qui non si scherza.

Prova a pensare ad un mondo nel quale le coscienze si sono atrofizzate, il sistema controlla i gangli vitali dell’economia e dello sviluppo, decide dei destini sulla base di tessere elettorali o di interessi personali.

Immagina di avere a che fare con persone che hanno paura di parlare per timore dei delatori.

O di grandi gruppi economici para-pubblici (qui quello che non è pubblico è para-pubblico, escamotage per dare lavoro senza fare concorsi) retti da persone che non sanno quello che stanno facendo.

Pescate dal cappello del Grande Dispensatore di posti di lavoro che batte cassa ogni cinque anni.

Siamo dei miracolati caro amico mio, se ancora sopravviviamo.

Il pensiero unico ha tutto uniformato e sono quasi scomparse le voci di chi osa obiettare, contrastare, indignarsi (termine scomparso dal vocabolario patois-italiano e sconosciuto alle nuove generazioni).

Ed io sono qui, amico mio, a chiedermi cosa ci sto a fare in un posto in cui la cultura è rappresentazione del potere, pagata, organizzata, decisa a tavolino. Un luogo dove gli intellettuali hanno abdicato, dove le arti sono al soldo di chi paga le mostre ed i concerti, dove il potere è una caricatura di se stesso e non se ne rende conto.

Ma non se ne rende conto neppure il popolo che lo vota, lo sceglie, talora lo adora, un popolo che ha bisogno di questo tipo di potere che premia, umilia, mantiene, soccorre, punisce.

Diventando amministratore, giudice, padre e padrone (anche padrino ultimamente).

Ed io sono qui e sento di nuovo formicolarmi dentro il bisogno di non lasciare passare tutto sotto silenzio.

Ho pagato duramente scelte di libertà.

Ho deciso di continuare a farlo. Da solo, da questo angolino sperduto del web.

Magari per strada, chissà, qualcuno deciderà di farmi compagnia.

Tu leggimi ogni tanto.

E chiedi, stupisciti, raccontami di cosa accade lontano da qui.

Anche sognare può servire a vivere.

Ricomincio da tre

Inviato il Dec. 17, 2010 alle 19:10




Sì perché qualcosa di buono dovrò pure averlo fatto nella vita.

E non lo voglio buttare via.

Avevo iniziato a scrivere questo blog, qualche tempo fa.

Poi un lungo periodo di assenza dallo scrivere.

Rigetto dalla parola, bisogno di costruire qualcosa di concreto oltre la vacuità della parola, data in pasto alla politica.

Una politica che spesso finisce con il parlare solo con se stessa, con autocompiacimento.

 

Ho riletto alcune delle pagine che avevo scritto in quel passato non così remoto.

Le ho sentite nuove e vere.

Come se fossero state scritte da un altro.

La verità delle parole stava nella libertà che esprimevano, nella mancanza di auto-censura, in una sorta di necessità che si sentiva uscire, come un grido.

C’era stupore, rabbia, forse un po’ di esaltazione. Chissà.

Ma non c’era paura.

 

Sono passati due anni da quando ho smesso di scrivere e di raccontare quello che i miei occhi vedevano, quello che vibrava dentro di me e non mi lasciava dormire.

Non basta chiudere gli occhi per non vedere.

Ed ho continuato a vedere.

Ho molte storie dentro di me da raccontare e vorrei ricominciare a farlo.

 

Senza dimenticare quello che è stato.

 

"Da zero."

"Ah?"
"Da zero, ricomincio da zero!"

"Nossignore, ricomincio da... Cioè… tre cose mi sono riuscite nella vita,, perché devo perdere pure quelle?  Devo  ricominciare  da zero? Da tre!"

Oltre le nuvole

Inviato il Mar. 15, 2009 alle 19:00



Ho ricominciato a riflettere.
Forse non avevo mai smesso.
Ho ricominciato a comunicare.
Lo farò da un nuovo blog al quale invito chi leggerà questo post ad entrare e, se ne avrà voglia, scrivere.
Perché il confronto lo richiede.
Per continuare a crescere e lottare.



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