Ho ricominciato a riflettere. Forse non avevo mai smesso. Ho ricominciato a comunicare. Lo farò da un nuovo blog al quale invito chi leggerà questo post ad entrare e, se ne avrà voglia, scrivere. Perché il confronto lo richiede. Per continuare a crescere e lottare.
a volte non vedi prospettive aspetti da altri un segnale che non potranno mai dare non capisci il senso del tuo agitarti ti sfugge il punto del tuo equilibrio
chiude il mio forum in attesa di una nuova ragione per combattere
Mi guardo intorno e non vedo, l’ho già scritto e mi
ripeto, nessuna via d’uscita tradizionale per la nostra piccola realtà di
confine negli uomini che ci stanno governando.
Politici dall’orizzonte breve, che si ferma al giardino
della propria casa.
A volte arriva fino al muro di cinta del cugino o
dell’amico.
Mai oltre.
Da loro, da tutti loro, non abbiamo da aspettarci nulla di
diverso da quanto hanno fatto finora.
Non un colpo d’ala, un sussulto, una visione, l’evocazione
di una possibile nuova via da percorrere a costo di sacrifici e perdite umane
per un futuro migliore.
Solo disegni di legge sostanzialmente inutili,
provvedimenti tampone, interpellanze e mozioni che non cambiano niente.
Il solito valzer che fa girare con il suo ritmo la stanca
vita di 100.000 privilegiati mentre il mondo intorno vacilla sotto il peso
degli inganni dell’economia drogata dalla politica.
Sono lontani i sussulti.
Guardo le belle case costruite con i soldo piovuti da un
cielo romano disattento.
Guardo le valli che si sono salvate per miracolo, anche se
non tutte, dagli attacchi della speculazione edilizia.
Guardo la gente intorno a me.
Non mi ritrovo negli occhi, nelle parole, nei desideri.
Scorre lontano il mio desiderio.
Ho deciso di combattere una battaglia indipendente,
romantica e certamente troppo personale per poter trovare comprensione e
condivisione sulla mia strada.
Non importa.
Mi tornano in mente alcune parole di una canzone di
qualche anno fa.
Sulla necessità della battaglia e sulla scarsa importanza
assoluta del risultato.
L’importante è combattere.
Continuare a combattere senza la paura di perdere e
addirittura con il timore di riuscire a vincere.
Come se una vittoria potesse “servire a qualcuno”.
In questo mi trovo idealmente vicino ai venditori di
sogni, ai donchisciotte, agli eterni sconfitti.
E in questo momento provo a pensare al superamento della
crisi, che abbraccia i piccoli passi che Graziano ci regala con le sue
riflessioni e si spinge ad immaginare il superamento di una democrazia drogata
dai rapporti tra politica e mondo economico che hanno condannato la nostra
crescita.
Immagino le forze migliori della nostra realtà alzarsi e
scendere in piazza.
Immagino i ragazzi che possano finalmente liberare con la
potenza dei loro sogni compressi in byte zippati la forza della loro
immaginazione, fatta di luci ed ombre, di colori e suoni.
Immagino i politici di lungo corso lasciare i seggi, ai
quali sono aggrappati, alle persone di buon senso che vedono la strada con
occhi limpidi. Perché la strada c’è, chiunque potrebbe vederla al di là del
proprio interesse personale.
Immagino la nostra regione spazzata dai venti di
cambiamento che non passino dalle aule di un tribunale, ma dal passa-parola
della gente, dall’acquisizione di una consapevolezza naturale da parte di un
popolo in cammino verso il proprio futuro.
Immagino artisti, poeti, liberi pensatori raccontare quello
che vedono e sentono. Basterebbe.
La via del cambiamento è lì, davanti a noi.
Una via facile da imboccare ma difficilissima da
scegliere.
I migliori tra noi dovrebbero sentirlo e dare l’esempio.
Ogni tanto, nella vita, può far bene dare uno scrollone ai
fardelli che si stanno portando.
Perché non diventino troppo pesanti.
Perché non ti schiantino a terra sotto pesi non più
sopportabili.
I pesi sono quelli dell’abitudine, della routine, del
quotidiano…
Così, a fine anno, dopo 25 anni e oltre di servizio spero
onorato lascerò la professione che mi ha accompagnato dal momento della laurea,
scandendo le miei giornate, i mesi e gli anni.
Una compagna fedele anche senon sempre comoda né facile da gestire.
Non farò più l’ingegnere, in somma.
Potrei parlare di un pre-pensionamento, di un periodo
sabbatico a tempo indeterminato, ma mi piace di più pensare di stare voltando
pagina.
Di riporre il libro che ho scritto fino ad oggi ed
iniziare a scriverne un altro.
Senza canovaccio, un libro nuovo da scrivere a braccio.
Certo non sarà possibile la cesura totale con i lavori in
corso, che si esauriranno man mano.
Ma la via del cambiamento è tracciata.
Un po’ di incertezza, naturalmente, forse qualche paura
non data a vedere.
Si incomincia una nuova avventura verso orizzonti
sconosciuti, per potersi misurare, per poter mettere alla prova le proprie capacità
di adattamento, la flessibilità, la voglia di misurarsi.
Non nel campo in cui ti senti più forte.
Lì è sempre facile vincere.
Ma in campi nuovi, dove devi incominciare da capo e
trovare la tua dimensione, il tuo spazio.
Dove puoi di nuovo illuderti di essere tu a battere la
traccia, al di fuori degli schemi e dei condizionamenti.
Mi piacerebbe percorrere ancora un po’ la via della
politica, lo ammetto.
Quel mondo mi ha deluso e ferito ma forse per questo
sarebbe giusto rivisitarlo.
Anche se nessuno, in quel mondo, sente il bisogno di
cambiamenti reali e profondi che potrebbero portare verso crisi che non ci si
sente di affrontare.
Politiche e personali.
Forse farò ancora una capatina in quelle lande, per
portare qualche idea, un po’ delle forze che mi sono rimaste ed un briciolo di
utopia.
Ma se vi tornerò sarà con la pelle già bruciacchiata, con
una idealità strattonata dai maratoneti della politica, dai viaggiatori di
lungo corso, quelli prudenti ed accomodanti, quelli che non litigano con
nessuno perchènonsisamai…
Tornerò per portare un’idea di cambiamento che non c’è
stata perché non sono stato capace di farla sentire una necessità o forse
perché sono stato troppo prudente anch’io.
Chissà.
O forse sarà un altro il mio campo di sfida e di
battaglia, dove non hai bisogno per forza del consenso degli altri per andare
avanti.
Dove fai le cose perché senti che è così.
Dove non cerchi di dare un futuro diverso a chi non te lo
ha chiesto.
Con queste poche righe ho iniziato il mio nuovo libro.