L'accelerazione del tempo
Inviato il Dec. 14, 2008 at 22:48

Non so come sarà
La mia Valle domani
Tutto cambia così velocemente
Da non lasciarci il tempo di fare progetti
Perché appena pensati vengono spazzati da un’accelerazione superiore alla nostra capacità di adattarci
Le notizie e le leggi spazzano il nostro giorno
Restiamo a guardarle senza capire
Persone nuove occupano spazi intorno a noi
Non abbiamo parole per capire il senso del loro agire
E ci mettiamo in difesa dei nostri presunti diritti
Alziamo barriere di comunicazione
Cerchiamo di salvare il nostro orto neppure troppo sudato
Dal passaggio di presunti occupanti
Cerchiamo difesa
Cerchiamo un punto di aggrappo, una ragione, un diritto
Per non essere spazzati
Ma gli eventi incalzano
Le decisioni vanno prese
Solo non siamo pronti al grande salto
E rimaniamo a guardare
Demandiamo scelte a chi non è in grado di cogliere
La gravità dell’ora
L’egoismo dell’autonomia di comodo prevale
Sulle ragioni di una solidarietà necessaria
Le scelte sono pesate con la bilancia di chi pensa al suo domani
Non c’è domani se non un domani per tutti
E’ questo il nostro destino
Anche se velato di malinconia per un passato che non sarà più
Solo uno sforzo collettivo
Senza vincitori né vinti
Darà il senso ed un futuro
Ad un fazzoletto di monti
Probabilmente
Probabilmente il Presidente della Regione non è più quello che amerebbe far credere.
175 cittadini gli hanno chiesto il 13 novembre un incontro pubblico sullo sviluppo dell'aeroporto e non ha ancora risposto.
Per due volte gli uffici interpellati hanno detto che la richiesta era sul tavolo del Presidente che avrebbe risposto a giorni.
Ma lui non ha risposto.
Probabilmente ha cose più importanti da fare che non rispondere sull'aeroporto, una scelta non sua che va avanti e permette alla Regione di spendere un bel po' di soldi, anche senza ritorni economici futuri.
Anzi.
Probabilmente ci illudiamo, da cittadini, di poter essere ascoltati o per lo meno considerati in momenti lontani dalle elezioni.
Probabilmente un giorno non sopporteremo più né l'arroganza né la sufficienza di chi ci governa.
E reagiremo.
Anche se mi pare meno probabile.
Bennato doc
Quando la realtà non ti basta, ti rifugi nei sogni, nei ricordi.
Cerchi la forza in qualcosa in cui hai creduto.
Certo ingenuamente.
Magari una canzone.
Un giorno credi di essere giusto
e di essere un grande uomo
in un altro ti svegli e devi
cominciare da zero.
Situazioni che stancamente
si ripetono senza tempo
una musica per pochi amici,
come tre anni fa.
A questo punto non devi lasciare
qui la lotta è più dura ma tu
se le prendi di santa ragione
insisti di più.
Sei testardo, questo è sicuro,
quindi ti puoi salvare ancora
metti tutta la forza che hai
nei tuoi fragili nervi.
Quando ti alzi e ti senti distrutto
fatti forza e va incontro al tuo giorno
non tornare sui tuoi soliti passi
basterebbe un istante.
Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.
Mentre tu sei l'assurdo in persona
e ti vedi già vecchio e cadente
raccontare a tutta la gente
del tuo falso incidente.
http://it.youtube.com/watch?v=qsvs01Fc8EQ
1 mese e 3 giorni
Inviato il Dec. 16, 2008 alle 10:53 da darmax
Sorprendente!
Ultima spiaggia
Inviato il Dec. 17, 2008 alle 08:42 da Graziano
Ieri sera la Fed, il massimo organismo finanziario degli Usa, ha preso una decisione storica e nello stesso tempo inquietante.
Il costo del denaro è stato portato al valore più basso possibile: 0
Denaro che viene gettato nell'economia e nella finanza pur di sopravvivere.
In questa decisione vi è tutta la drammaticità del momento.
E' un colosso che si divincola per non morire.
Oggi nei vari telegiornali sentiremo che le borse di tutta Europa festeggieranno la notizia con grandi rialzi.
Il sistema sta per scoppiare e qualcuno festeggia.
Questi ultimi 3 mesi del 2008 hanno dato un colpo inimmaginabile.
Fa sorridere sentire nelle discussioni in tv frasi tipo: " noi in Italia stiamo messi meglio di altri"
Il paese con il terzo debito pubblico mondiale che si gongola.
Anche quà in Valle c'è il gioco del gongolamento.
L'altro giorno un Consigliere Regionale ha affermato:
"Noi in Valle siamo fortunati. Il nostro bilancio malgrado tutto cresce del 3%.Dobbiamo renderci conto della nostra fortuna e dobbiamo ringraziare i nostri padri e i nostri nonni."
Lungimiranza.
Sensibilità economica.
Reale percezione di finanza globale.
Buona Fortuna. Ne abbiamo bisogno.
titanic, noi non abbiamo più neanche l'America
Inviato il Dec. 17, 2008 alle 09:14 da darmax
E gira gira gira gira l'elica
e gira gira che piove e nevica
per noi ragazzi di terza classe
che per non morire si va in America.
Il marconista sulla sua torre
le lunghe dita celesti nell'aria
riceveva messaggi d'auguri
per questa crociera straordinaria
e trasmetteva saluti e speranze
in quasi tutte le lingue del mondo
comunicava tra Vienna e Chicago
in poco meno di un secondo.
E la ragazza di prima classe
innamorata del proprio cappello
quando la sera lo vide ballare
lo trovo' subito molto bello.
Forse per via di quegli occhi di ghiaccio
cosi difficili da evitare
penso' magari con un po' di coraggio
prima dell'arrivo mi faro' baciare.
E com'e' bella la vita stasera
tra l'amore che tira e un padre che predica
per noi ragazze di prima classe
che per sposarsi si va in America
per noi ragazze di prima classe
che per sposarsi si va in America
per noi ragazze di prima classe
che per sposarsi si va in America.
che per sposarsi si va in America.
F. De Gregori
Il cimitero delle auto nuove
Inviato il Dec. 17, 2008 alle 14:54 da Graziano
da "Il corriere.it" di oggi 17 dicembre.
BERLINO — La recessione degli Anni Duemila ha trovato il suo primo, grande ingorgo. Più di novantamila automobili (e il numero cresce) bloccano il porto di Bremerhaven, sul Mare del Nord, il maggiore punto europeo di ingresso e di uscita di veicoli.
Prodotte ma invendute. Rimaste in una terra di nessuno come soldati sorpresi dall'improvvisa ritirata della globalizzazione. Immobili, una accanto all'altra, ostaggi della crisi drammatica dell'industria automobilistica in tutto il mondo. Camion, furgoni e file di automobili, giapponesi, coreane, americane e soprattutto tedesche, Mercedes, Bmw, Audi fino a poche settimane fa oggetto del desiderio nei Paesi ricchi e in quelli poveri. «Non le possiamo muovere —sostiene Detthold Aden, capo di Blg, il gruppo di logistica che gestisce questa attività nel porto tedesco —. Non possiamo lavorarci e nemmeno consegnarle finché non trovano compratori». Possibilità remota, per come si sono messe le cose economiche.
Fino a poche settimane fa, ogni nave che si avvicinava era la benvenuta a Bremerhaven. Ora è un guaio. Quelle che dovrebbero esportare se ne vanno mezze vuote. Quelle cariche che arrivano da fuori Europa non hanno praticamente più spazio per parcheggiare i veicoli nei due grandi piazzali. Lo scorso weekend, la gestione di sette navi è stata un incubo. Tutto è fermo. La Blg ha trovato nuovi spazi in aree vicine, di solito destinate ai container. Ma anche queste sono ormai piene. Altre auto sono parcheggiate su treni, anch'essi immobili in attesa di trovare una destinazione. «E' una situazione difficile, molte auto importate e quelle destinate all'esportazione sono ancora per strada e stanno arrivando qui», dice Aden. Entro Natale, il parcheggio più grande d'Europa arriverà a centomila veicoli e a quel punto non entrerà nemmeno uno spillo, figuriamoci le trebbiatrici e i bulldozer.
Forse, con l'anno nuovo la situazione migliorerà, perché tutte le fabbriche hanno tagliato la produzione. Ma solo forse, perché niente esclude che il crollo delle vendite sia superiore ai tagli già programmati: il porto rischia di collassare. La situazione che si è creata è un collo di bottiglia perfetto della globalizzazione in crisi. Bremerhaven non è un semplice terminale di carico e scarico. Nel caso delle auto, è un ingranaggio fondamentale della moderna logistica dell'industria, quella che non prevede molte macchine sui piazzali delle fabbriche ma movimento continuo dalla produzione ai mercati. Le auto che arrivano—per l'Europa o dall'Europa — vengono portate in due centri tecnologici attigui, pulite e «servite di barba e capelli» come dicono i portuali, in alcuni casi addirittura arricchite con optional.
Di solito, restavano alcune ore a Bremerhaven, al massimo pochissimi giorni, poi partivano, destinate a seconda delle ordinazioni che nel frattempo erano arrivate. Una catena complessa ma efficiente, pensata per ridurre al minimo gli stock. Ora, però, le richieste dai rivenditori e dai concessionari, a loro volta affogati dalle auto non vendute, non arrivano e i piazzali del porto tedesco invece delle 60 mila macchine che di solito transitano sono congestionati da più di 90 mila veicoli che non si muovono. Mercato bloccato come nessuno si era aspettato. Cinque mesi fa, le previsioni dicevano che i mezzi movimentati a Bremerhaven sarebbero stati 2,2 milioni, una crescita di quasi il dieci per cento rispetto al 2007. «Ora prevediamo una riduzione del 25% del numero dei veicoli che transiteranno nel primo quadrimestre del 2009», ammette Ader. Nei mesi successivi, ritengono molti esperti, potrebbe andare peggio.
Questione morale, una slavina senza fine
Inviato il Dec. 18, 2008 alle 13:10 da darmax
Il tema è difficile e delicato, non credo di poter essere sospettato di conflitto di interessi se mi allontano un po’ dalla deriva.
Il tema dell'etica nella politica come prioritario e propedeutico a qualsiasi scelta di tipo ideologico e/o programmatica è stata la ragione prima che mi ha portato nel 2006 ad partecipare di nuovo in prima persona alla politica locale e ad aderire a VdaVive.
Purtroppo nel nostro paese non usciamo dal pantano in cui ci rivoltiamo da decenni.
La rivoluzione "giudiziaria" degli anni novanta ha portato al PD, al PDL e ai governi Berlusconi, sigh!
Chi pensa di utilizzare le vie dei tribunali per cambiare la politica si sbaglia e di grosso.
Così come si sbagliano i magistrati che pensano di utilizzare il loro potere per dirigere la vita politica.
Da noi, nella petite patrie, 4 presidenti di giunta inquisiti, alcuni condannati.
L'onestà intellettuale prima ancora che "penale" è un prerequisito che purtroppo non viene certificato dai tribunali, resta un'autocertificazione a cui gli elettori possono dare più o meno credito.
Poi, se gli elettori danno credito anche alle certificazioni di condanna beh, questo è il limite della democrazia.
Il dramma della nostra situazione è l’impossibilità di discernere il grano dalla gramigna. I coinvolgimenti e le complicità sono così trasversali e l’infiltrazione così tentacolare che nessuna parte sembra esserne immune, informazione, imprenditoria, mondo sindacale, società civile compresa.
La magistratura stessa risulta essere ben al di sotto di ogni sospetto.
Quale è il crinale oltre il quale l’interesse personale, la cura dei propri affari, la tutela verso i propri familiari, la difesa della propria azienda e quindi anche dei dipendenti della stessa, diventano condiscendenza e complicità nel malaffare?
Ognuno definisce quello altrui ma il proprio? Molti moralizzatori senza morale, poche persone serie, questo mi sembra di percepire, ben lungi da me pormi al di sopra della mediocrità diffusa.
Cerco, però di pormi delle domande di immaginare come uscirne senza abbandonare la speranza che ci si possa porre rimedio restando una democrazia, anche perché i regimi totalitari navigano da sempre nel mare della corruzione con la sola differenza che nessuno può denunciarla.
Chiedere un commissariamento dell’Italia, Valle d’Aosta compresa, a chi?
Esiste un blog, "svedesi dentro" http://www.svedesidentro.it/blog/?page_id=4, che esterna questo senso di impotenza e al tempo stesso la voglia di essere diversi come scritto nella home page:
"Nel senso più semplice del termine, possiamo affermare che lo svedese è la quintessenza dell’etica. In ogni aspetto della vita e delle cose. E’ profondamente etico nel rapportarsi con la natura e con gli altri esseri umani, sul lavoro e nella vita sociale. Così intensamente da essere ricondotto ad un’etica della vita semplice, disarmante e meravigliosa. È profondamente rispettoso di tutto ciò che non è lui, che non gli appartiene."
Temo però che gli Svedesi non siano interessati a prendere in appalto la vita pubblica italiana.
http://spigolandodidariomcarmassi.blogspot.com/
svedesi
Inviato il Dec. 18, 2008 alle 14:25 da bruno courthoud
non solo gli svedesi, credo.
Sono d'accordo
Inviato il Dec. 18, 2008 alle 14:27 da Graziano
La società valdostana và rivoltata come un guanto.
Quella italiana e occidentale idem.
Milioni di parole non potranno che portarci verso la consapevolezza che un certo tipo di vita sociale è finita e quella che noi stiamo assistendo non è altro che l'agonia di un vecchio mondo.
Un nuovo mondo deve nascere e crescere.
L'azzeramento di vecchie abitudini, di sudici complotti, di vecchi e sporchi giochi finanziari, di vecchie furberie politiche, di inganni verso i nostri figli devono finire.
Devono cambiare le facce
Noi dobbiamo essere convinti pionieri di questa nuova realtà che rivolterà la nostra società .
A volte lo dovremo essere andando anche verso i nostri interessi immediati.
Nuove regole, nuovi princìpi di vita sociale, nuovi stimoli; uno sguardo al passato utilizzando le tecnologie moderne, un affondo nell'identità con un appassionata ricerca dell'integrazione sociale, un ritorno a desueti stili di vita ma con le comodità del presente che diventeranno simboli positivi da utilizzare come capisaldi della cultura di un popolo.
Dobbiamo liberarci di tante cose:
dei costi della politica a tutti i livelli;
dei sussurri sull'enormità dei dipendenti pubblici che non si possono toccare;
degli ammortizzatori sociali che durano anni e anni;
dell’idea che chiunque lavora in proprio sia un piccolo ladro;
della scusa opportunistica di non poter fare certe cose perché Bruxelles non vuole;
della dipendenza mentale che il pubblico debba per forza essere diverso dal privato;
dei puntellamenti stanchi e patetici dei sindacati;
della mentalità che i grandi lavori possano risolvere i piccoli problemi mentre in realtà li aggravano;
del dover far studiare i figli a tutti i costi fino a 20 anni, asini compresi.
Dobbiamo per forza credere in un futuro migliore e condiviso anche se a volte più difficile.
Per questo non possiamo fare finta di niente e non possiamo rimanere in disparte quando vediamo cose grottesche che avvengono sotto ai nostri occhi in questa nostra piccola realtà.
Il buonsenso non è né di destra né di sinistra; è buonsenso e basta.
Avremo forse uno sviluppo più lento, un benessere meno appariscente ma più consapevole.
Un diverso utilizzo dei nostri consumi; un diverso modo di vivere le serate in famiglia.
Spegniamo la televisione; accendiamo il dialogo con i nostri cari.
Cerchiamo il rapporto con la gente che vive vicino a noi; entriamo nei problemi degli altri e lasciamo che gli altri entrino a condividere i nostri.
Riscopriamo i veri valori della nostra esistenza così spesso buttata in pasto a chimere effimere e dannose.
Rivalutiamo il lavoro come principio cardine della nostra società.
Insegniamo ai nostri giovani i valori fondamentali di una convivenza serena; l’amicizia, la famiglia,la semplicità, l’impegno sociale ecc.
Tutte cose di buon senso ma che vengono influenzate negativamente da un’appartenenza politica spinta all’eccesso e che ormai non ha più ragione d’esistere.
Tralasciando la politica in senso stretto ma guardando alla concretezza e al buon senso potremo essere in tanti.
Siamo tutti sulla stessa barca.
Cerchiamo di non affondare.
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