Voglio una Valle diversa. Aiutiamoci a cambiarla!
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Le strade del cambiamento

Inviato il Dec. 3, 2008 alle 16:56



Le strade del cambiamento non hanno colore

Sono tracciate nella mente e nel cuore della gente

Soprattutto nel cuore

Le strade del cambiamento sanno di rinunce e battaglie

Sono state tracciate da uomini e donne di altro tempo sul disegno di un bambino

Le strade del cambiamento non passano per le segreterie di un partito

Tra la polvere degli atti giudiziari

In un incidente di percorso

Negli accordi segreti di persone senza scrupolo

Disposte a vendere ideali al miglior offerente

Le strade del cambiamento fanno paura

Non si sa bene cosa ci possa attendere là, in fondo, dietro quella curva

Un salto nel buio

Volti nuovi inesperti

Ragazzi dai capelli un po’ lunghi, un po’ troppo

No, non si può fare

Bisogna essere PRUDENTI

La prudenza, virtù dei rinunciatari e delle classi politiche in carriera e senza una fine

Dei padri che trasmettono ai figli e ai nipoti il diritto acquisito di governare

Dei finti oppositori che sventolano le bandiere della convenienza

Pronti al salto

Sempre

La prudenza che chiude la vita in una spirale senza gioia

Che non fa provare il brivido del salto

Che non dà emozioni

Le strade del cambiamento non hanno luogo nei cuori di chi non ha cuore

Non ce l’avranno mai

Biancaneve

Inviato il Nov. 29, 2008 alle 16:20

 

Prendo lo spunto da alcune dichiarazioni di Dino Viérin, rilasciate dopo il congresso U.V. nel quale a vincere, a suo dire, sarebbe stata non l’Union ma Augusto Rollandin.

Lo dice quasi con sorpresa, come se fosse giunto all’appuntamento provenendo da un mondo lontano, ignaro di quanto si muova sotto l’ombra del leone rampante.

Valdostano o unionista poco importa.

Nell’ottica del mouvement il leone è una sola cosa.

Il signor Viérin e l’Augusto antagonista si conoscono.

Sono stati avversari, alleati, si sono sopportati, ostacolati, aiutati.

A seconda dei momenti storici e della necessità di quadrare il cerchio.

Degli equilibri interni all’Union, che è come dire della Valle d’Aosta.

Per loro è la stessa cosa.

Ma il lider maximo è uno solo.

Poi hanno rotto lo stampo.

E’ uno il lider carismatico che dà la mano a tutti, promette, mantiene, giudica e condanna, è condannato, muore e risorge.

Non al terzo giorno, ma risorge.

E quindi è e resta lui l’avversario interno da affrontare e battere, in ogni occasione.

Solo che quando sta dalla tua parte, può andar bene.

Quando è contro diventa un’altra storia.

E vale all’interno dell’Union e nel resto della storia valdostana, che è la stessa cosa.

Non mi piace il modo di far politica dell’attuale Presidente della Regione, non mi è mai piaciuto per una serie di ragioni che attengono lo spirito con il quale ha affrontato in passato situazioni politiche ed economiche, le campagne elettorali, l’onnipresenza, la mancanza di sensibilità.

Ma non posso non riconoscere in lui la presenza di un carisma assente negli altri.

E come far sì che possa esistere una reale alternativa alla persona che incarna, nel bene e nel male la nostra valle nell’immaginario politico del prossimo futuro?

Trovando un nuovo lider.

Che incarnando valori condivisi di un autonomismo sano (non buono, le ragioni dell’etica non hanno luogo in questa categoria) e democratico possa presentarsi come autorevole avversario e porsi come riferimento per quanti non condividono le modalità dell’azione politica dell’attuale maggioranza.

Che si riduce alla volontà di azione di un singolo uomo.

Il nuovo lider deve essere riconosciuto in quanto tale al di là dei limiti dei singoli partiti e movimenti politici e rappresentare il nuovo modo di fare politica.

Non deve poter subire condizionamenti e rispettare il nuovo progetto di cambiamento che in tanti attendiamo.

Forse non è ancora nato.

Allora dobbiamo andarlo a cercare.

Se no continueremo a svegliarci come Dino Viérin, come Biancaneve in una favola e chiederci: “cosa è successo?”.

Il tempo delle favole è finito, non so se ci credono neppure più i bambini.

Il sol dell’avvenir – Alla corte dell’Union

Inviato il Nov. 24, 2008 alle 21:09

Non commento come è andato il congresso appena concluso dell’Union Valdôtaine, con analisi personali sulle mozioni e considerazioni sulle opportunità ed occasioni sprecate.

Ci penseranno altri.

A sezionare parole, analizzare gesti e ipotizzare scenari.

Incomincio a guardare anch’io il mondo politico valdostano con disincanto, lasciando nel cassetto della mia scrivania speranze di possibili ravvedimenti da parte di qualcuno e idee di rivoluzioni non confessate.

Non perché non le consideri più possibili.

Solo perché sempre più improbabili.

Union – delusion.

Nessuno si attendeva un colpo d’ala: non c’è stato.

Nessuno si attendeva il rilancio di un nuovo corso della politica unionista: non c’è stato.

Nessuno si attendeva nuovi nomi: non ci sono stati.

Allora tutto come prima?

Un po’ peggio di prima, purtroppo.

Perché?

Perché la delusione non viene solo da questo movimento, ma da tutti quelli che, dichiaratamente o in modo velato, ruotano intorno alla necessità di piacergli.

L’equazione: l’Union è la Valle d’Aosta è stata accolta da tutti o quasi come un dato di fatto incontestabile.

Che ai piedi del gigante rissoso fossero inginocchiati in molti lo si sapeva.

Ma non solo ai piedi sono inginocchiati.

A seconda delle ambizioni di governo, sotto-governo o governicchio, abbiamo posizioni diverse.

Saranno questi i nobili “différents niveaux” che differenziano in Valle le posizioni politiche dei diversi partiti e movimenti satelliti del potere?

Provo a guardare come si stanno comportando le parti rispetto a quello che sembra essere l’unico sole verso il quale guardare.

Lo faccio dall’alto (si fa per dire) verso il basso.

L’accordo con il PDL si gioca per non avere tagli a livello centrale: non siamo con Berlusconi, ma neanche contro. Importa avere referenti locali che consentano di fare i pontieri con Roma, che è ladrona solo se si permette di toccare la nostra autonomia (economica). Quindi la destra è funzionale, va ascoltata, accontentata in alcune sue richieste e può continuare a fare la sua non-opposizione.

Tacitare gli alleati in Regione è facile. Due poltrone in Giunta, qualche posto di sottogoverno ai quattro o cinque capicorrente ed il gioco è fatto. Rudy Marguerettaz sembra ormai il presidente dell’Union quando parla, credevo fosse iscritto a un altro movimento. Mah, la confusione è tanta!

Ed in Comune di Aosta, beh lì basta mantenere gli accordi con il PD ed il gioco è fatto. Sembra che al segretario del PD possa star bene così. Che si debba collaborare.

Ma collaborare a cosa?

Stanno portando  la Valle a picco e bisogna collaborare?

In città hanno fatto 10 anni di rotonde e bisogna collaborare?

Solo perché quattro dirigenti o consiglieri  tengono in scacco un partito bisogna collaborare?

Se lo dicono loro che sanno di politica, probabilmente hanno ragione.

Se l’interesse è il mantenimento della loro posizione e l’interesse primario del loro partito, sicuramente hanno più che ragione.

Se l’interesse è il futuro della nostra regione, potremmo discuterne.

Rimangono fuori dai giochi VdAVive e RV, apparentemente votate ad un’opposizione a tempo indeterminato, subentrati a Palazzo dell’arcobaleno che l’elettorato ha lasciato momentaneamente fuori dai giochi.

Loro fanno opposizione con le interpellanze.

Ne scrivono a centinaia.

A cosa serve?

Dopo il risultato delle regionali non è ancora chiaro se nei sogni chiusi nel cassetto dell’alternativa autonomista ci sia un nuovo autonomismo o il rimpianto di una terra perduta, con il sogno di una grande rimpatriata.

E allora tutti a guardare il sole.

Ad aspettare le prossime mosse, sperando che si stacchi un altro pezzetto da questo movimento immobile, da cui nulla si crea e nulla si distrugge, capace di curare ferite e infezioni, di accettare l’inaccettabile, di ospitare chiunque purché disposto a giurare sulla bandiera.

Troppo bravi, troppo furbi.

Troppo lontani dai miei sogni.

La resistenza

Inviato il Nov. 21, 2008 alle 09:34


Credo che un abitante della Valle d’Aosta dei primi anni del novecento non la riconoscerebbe, un secolo dopo, la sua terra.

E’ cambiato tutto da allora e sta cambiando tutto, anno dopo anno, quasi giorno dopo giorno.

Le azioni che hanno indotto questi cambiamenti sono state prodotte da fenomeni complessi, flussi di migrazioni, crisi economiche, mutamenti climatici.

Ultima la globalizzazione, con le implicazioni comportate dalla diffusione delle comunicazioni, delle informazioni, dall’omologazione (o meglio contaminazione) linguistica.

Nessuna di queste azioni esterne è controllabile né arginabile.

Ognuna è più forte della capacità di resistenza di un singolo, di un gruppo ed anche, probabilmente, di un popolo.

Mancheremmo di immaginazione e di realismo a pensare alla Valle d’Aosta del futuro come ad una terra “migliore” di quella di oggi, ma sostanzialmente riproducente il modello attuale.

Modello in termine di uso del territorio, di concentrazione del potere economico, di uso della lingua e del dialetto, di riconoscimento di valori ed accettazione di radici comuni per un (piccolo) popolo disaggregato senza una unica identità riconoscibile.

E’ questa serie di sovrapposizioni culturali, di ondate successive di immigrazione, di contaminazione di una cultura alpina rimasta per secoli isolata, riconoscibile e riferimento per quanti vi hanno letto un modello da perseguire, a volte nostalgicamente, che non consentirà più di ritornare ad essere quelli di prima.

Saremo necessariamente tutti sempre un po’ diversi, in divenire potremmo dire, ma mai più quelli di un tempo, per quanto idealizzato possa essere.

Così le parole stenteranno a farsi riconoscere per quello che sono state o più semplicemente cambieranno accezione.

E noi parleremo sempre in modo più complesso ed articolato. O più semplificato e allusivo. Allontanandoci dagli schemi che la tradizione nei secoli ci ha tramandato, parlando lingue nuove.

Lo vediamo già oggi nell’uso della lingua francese, imposto dal bilinguismo.

Uso con dolore il termine “imposto”.

Ho creduto per anni ad una parità ideale di diritto tra le lingue parlate in Valle, con una non celata preferenza elettiva per il francese.

Anche se praticato di rado.

Guardiamoci negli occhi e cerchiamo di immaginare la nostra regione tra 10-20-30 anni.

Sarà semi-abbandonata se non diventerà un’oasi ambientale, perché di nessun interesse per i flussi economici provenienti dall’esterno (oggi gli unici flussi presenti sono quelli riciclo dal bilancio regionale).

Sarà abitata da famiglie o gruppi che segneranno con la storia che importeranno sul territorio il futuro di questa terra.

Vediamo le montagne abitate da magrebini, rumeni ed albanesi.

Vediamo già i quartieri cinesi formarsi in Aosta, la colonizzazione dei centri turistici alla moda da parte dei milanesi e dei genovesi ha segnato il cambiamento delle proprietà a partire dagli anni cinquanta. Venderanno i valdostani storici ai migliori offerenti stranieri.

E sarà il mercato, l’economia, la scelta degli investitori a determinare l’evoluzione dei futuri abitanti della Valle d’Aosta. Sia dei turisti che dei residenti.

Sarà il mercato a fare la Valle del futuro.

Non la cultura.

Non le tradizioni.

Non la lingua.

Ed i politici, gli amministratori, sono coloro che consegneranno al miglior offerente la Valle per le trasformazioni future.

Come dei mediatori, cercheranno di costruire un ponte tra valdostani ed investitori.

E questo ponte genererà nuovi arrivi e nuove partenze, al di sopra ed al di là delle nostre capacità di controllo e decisione.

Allora pensiamo bene a fare resistenza alle trasformazioni necessarie.

O meglio mettiamoci in strada, ascoltiamo i suoni nell’aria, senza preconcetti.

Non pensiamo che tutto dovrà continuare ad essere come prima, bloccato, ingessato.

Nulla è immobile.

Se continueremo a fare resistenza ai cambiamenti, a quelli necessari, a quelli che sappiamo giusti (dentro di noi) non faremo un buon servizio per il futuro di questa collettività sbandata, alla ricerca di una identità scomparsa.

I fuochi di Graziano

Inviato il Nov. 20, 2008 alle 19:06


70 lavoratori in cassa alla Tecnomec di Arnad,per adesso, per alcune settimane.
52 licenziamenti all'Engineering.
100 in cassa all'Olivetti di Arnad
160 idem alla Meridian di Verres
Trasferimento prevsito per 37 alla Telecom di Pont-Saint-Martin
Un massacro per la Bassa Valle.
Qualcosa mi sfugge però perchè se c'è un anziano/a da assistere si ricorre alle rumene; i "garcons" in montagna sono ormai per la maggior parte albanesi, rumeni, marocchini.
Mi è arrivata una multa dall’ufficio tributi perché non congruo.
Tira e molla con il commer******ta che è andato avanti e indietro più volte alla fine ho pagato circa 4.000 €. di multa.
Tutti contenti; eccetto io, ovviamente.
Ho comprato 2 capre al mio bimbo, grande appassionato.
Il veterinario che ha fatto il sopralluogo mi ha chiesto un estratto mappale dove risultasse che la stalla, che per circa 2 secoli ha visto generazioni di capre dei nostri vecchi al suo interno, non fosse situata in centro storico.
Abbassi la testa, fai quello che ti chiedono e vai avanti, per amore del bimbo.
Intanto si imbastiscono i tavoli di crisi in regione.
Chissà cosa si dice in un tavolo di crisi.
Si programma il rilancio del turismo con mosse fantascientifiche che coinvolgono centinaia di soggetti per le solite frasi; aumentare la competitività; ridare visibilità; incrementare l'attrattiva a livello mondiale.
I controlli sulle stalle e sulle difficoltà degli allevatori sembrano essersi dissolti dopo la finale della Croix Noire o forse semplicemente non interessa più alla stampa.
Nella frazione del paese dove abito 20 anni fa c’erano 40 piccoli proprietari ognuno con 2/3 mucche; oggi ne sono rimasti 3. Con molte mucche in più per ognuno, ovviamente.
In compenso la vecchia latteria è diventata un museo dove si può leggere la firma di diversi miei nonni sul libro delle consegne del latte.
C’est le temps qui passe.
La regione ha stanziato 3 milioni per fronteggiare i primi effetti sulla crisi.
3 milioni di €. in una Regione che ogni giorno ne spende a bilancio operativo circa 4,5 milioni.
In giro si sente parlare di metropolitana.
Alla prima bennata speriamo saltino fuori 4 cocci romani così si accantona tutto quanto.
La Regione è entrata prepotentemente nella società delle Funivie del Cervinio per alcune decine di milioni di €.
Cravetto è contento, credo.
La Monterosa Ski è stata ricapitalizzata.L’Inva anche e forse qualcun’altra di cui mi sfugge ora il nome.
I 900 lavoratori degli impianti di risalita ( quelli che come dice mia mamma mettono i padellini sotto al culo dei turisti) sciopereranno per 1 giorno.
E se i turisti adottassero il fai da te?
Il casinò sembra che chiuderà l'anno con 14 milioni di incassi in meno rispetto al già disastroso 2007.
La cura Frigerio per ora sembra non avere ancora alcun risultato.
Tempis.
Il Presidente è volato in Congo per l'ennesimo congresso sulla francofonia.
Il trenino di Cogne ha unificato finalmente l'Italia degli sprechi assurdi da Nord a Sud.
Il presentatore della Rai che ha presentato il servizio ha detto che quando hanno provato a contattare l’Ing.Devoti il telefono è stato drasticamente riagganciato.
Cose che capitano.
Per prendere 5.000 €. in banca bisogna prenotarli una settimana prima.

Il partito del "pulet" non prende piede.
Tutti pronti a parlarne e nessuno che parte.
Armiamoci e partite; vecchia storia.
Sabato c'è il congresso dell'Union dove si sancirà forse che i valdostani sapranno passare anche questo brutto momento e si ridarà fiato ad uno di quelli che erano usciti di scena prematuramente.
La valle d'Ayas è tramortita dall' operazione "senteucco", la prima che utilizza finalmente un termine de "nos-atre" per identificarla.
La variante di Etroubles semina scompiglio fino alle alte sfere.
Anas,Governo italiano, Governo regionale, Parlamentari, Sindaci, progetti da rivedere.
Un bel casino, senza accento sulla “o”.
Abbiamo comprato un attico per circa 2 milioncini a Parigi.
Siete contenti ?
Chissà se me lo imprestano per un paio di giorni a capodanno.
Manca certamente qualcosa; solite cose, inceneritore, aeroporto, nuove poltrone rossonere ecc.
Forse sono un pò in anticipo.
Bon Tzalende et treìnadan?

Graziano

Si chiedono commenti. Superiamo il momento della lettura e poi a nanna. Proviamo a dire qualcosa. Provate a dire qualcosa anche voi politici che i blog li leggete ma fate finta di essere superiori e non lo confessereste mai.
Provate/proviamo a dire come dobbiamo sentirci in questa valle d'oro commentando queste parole.
E' a queste domande che la gente chiede risposte.


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